...Tanto lo sapete... i miei articoli hanno bisogno di stagionatura come il cacio. Ecco che quello sulla mia sesta (o settima...?) maratona di Reggi Emilia ve la propino dopo 1 mese e mezzo dalla data. Magari tenetela buona per quest'altro anno...
Gambettebuoneeee...
Eccoti sistemata… assieme alle altre 96 sorelle, delle quali cinque gemelle, ci stai proprio bene. Sei la 97esima medaglia delle mie gran fondo podistiche, tra maratone ed ultra.
L'ho appena appesa nel grigliato in legno che mi funge da bacheca. È del gruppetto delle più grosse e belle (diametro 72mm) e tutte mi hanno dato delle soddisfazioni in corsa. È quella conquistata in 3h,30' secchi Domenica scorsa 13 Dicembre alla Maratona di Reggio Emilia, A dire la verità ce ne è un’altra al centro molto più grossa ed importante: quella che mia figlia Arianna mi ha regalato per lo scorso S.Giuseppe con su scritto “Al più grande papà del mondo,T.V.B.”ma quella ,se permettete, è una fuoriserie che vale più di tutte le altre messe insieme.
Tornando ai trofei conquistati a suon di gambe e fiato, quest’ultima arrivata mi ha dato quelle soddisfazioni tipiche delle maratone ben fatte. Ben fatta da me correndo benino, per i miei limiti, ma ben fatta inteso come ben organizzata, gestita e vissuta apprezzando tutta la cura dei particolari che ho sempre riscontrato nella città del nostro Tricolore. Ma raccontiamola al presente questa 15a Maratona del Tricolore: Torno a Reggio per la sesta volta e quest’anno il sole non ci privilegia della sua presenza come per le altre edizioni (eccetto il 2008 con un tempaccio da lupi). Ci va di lusso, tenendo conto del tempo infame dei giorni prima…
Reggio Emilia è diventata giustamente famosa per l’alta qualità della sua organizzazione e per la bellezza e velocità del percorso. Di conseguenza ogni anno aumenta sempre di più l’affluenza dei bipedi antropomorfi in braghini appartenenti al “popolo delle lunghe”, chiamati volgarmente maratoneti, che si ritrovano nel freddo birbone davanti ora al palazzo del tricolore, nelle edizioni passate allo stadio Mirabello, per farsi il gran finale ( non per tutti, c’è ancora Ostia, Calderara…) dell’annata delle lunghe. Non ci si può aspettare di meno dalla Patria di 2 dei nostri più grandi maratoneti: Dorando Pietri e Stefano Baldini.
Tra di loro poi, c’è sempre qualche nome di spicco che attira anche del bel pubblico. Anni fa c’è stato Gianni Morandi a festeggiare così i suoi 60 anni. E li ha festeggiati alla grande con un finale di 3, 45! Poi abbiamo visto correre un altro Reggiano DOC, al tempo ben 66enne, dal quale nessuno si aspettava di veder finire una maratona ed invece… il Prof Romano Prodi in maglia azzurra dell’Italia, ha fatto perdere fior di scommesse finendola nel tempo di tutto rispetto di 4h,20'! I servizi prepartenza sono sempre precisi, le signore ed i signori dei servizi accessori, deposito borse, ristori personali ecc… si impegnano, come tutti, con cortesia e buon umore. Tutto si trova all’interno del palasport, bar per un bel caffè ed expo compresi.
Ora a scaldarsi e poi...via alla partenza davanti alla bella Basilica della B.V.Della Ghiara (anno1.600, all'interno bellissime sono le pale del Guercino e del Carracci). Oggi è meglio correre con i pantaloncini a mezza gamba e la maglietta della salute lunga sotto la canotta da pace-maker e non mi separerò mai da guanti, paracollo e fascia di lana per il testone, gli anni passano ed è bene aver prudenza… oggi faccio un altro servizio di pace-maker ai quali ci sono ormai abbonato. A dire il vero volevo cercare di tornare su tempi decenti attorno alle 3h,20' e la lepre delle 3,30 la doveva fare l'amico pellerossa Mastrolia ma a Firenze si è acciaccato e mi ha chiesto di sostituirlo. L'ho fatto ben volentieri e lui è poi partito lo stesso zoppicando per tutta la maratona come il gobbetto di Notre Dame ed è arrivato “per ceppo”. Via! La carica dei 2.800 scatta verso il primo giro del centro città e poi si va in campagna... I primi chilometri non sono poi densissimi di pubblico. Bisogna capire però che fa un freddo cane ed il grosso preferirà venirci a vedere col sole più alto, sempre se verrà fuori...
Devo finire nelle 3h,30 precise tenendo una velocità costante, non fare come al solito di sparare troppo nella prima parte e pagare dazio salato nell'ultima e nemmeno andare a strappi. Il pacer deve tenere una velocità il più costante possibile, fungendo da riferimento certo per coloro che vogliono arrivare in quel tempo stabilito. Nei primi chilometri mi passano alcuni amici tra i quali l’Austriaco Gherard, affezionato alle maratone italianeche, a seconda di dove corre, si mette le maglie delle squadre di calcio più opportune. Così a Firenze ha corso con la maglia viola di Gilardino, a Roma con quella di Totti, a Torino alterna le annate tra bianconero e granata così come a Milano lo fa tra rossonero e nerazzurro e oggi ha la tenuta del Parma. Insomma: l'opportunismo formato persona!
Il freddaccio della prima mattina lentamente sembra stemperarsi ma più che altro siamo noi a scaldarci dato che il sole oggi farà solo un timido capolino e i vari termometri sul percorso non daranno mai temperature sopra i 3°. Ora, verso il 15°, siamo già tutti ben rodati. C’è da stare attenti, tuttavia, a certe zone con punti gelati che potrebbero farci sdrucciolare con perniciose conseguenze scorticanti per le nostre gambette. Tira a folate anche un venticello noioso che, insieme ai continui saliscendi, mi complica la vita nel tenere i km costanti. Correre con la pioggia, la neve o la nebbia non mi dà problemi, ma il vento mi da un fastidio tremendo. Ricordo a S.Marino il Settembre del 2003. Tra le donne vinse la grande ultramaratoneta, e grande amica, Maria Luisa Costetti alla quale, uscendo da un lungo infortunio, vanno i migliori auguri per un gran ritorno nel 2010. Allora, in una bufera infame mai vista, mi trovai a salire il monte Titano con un ventaccio contrario che mi rimandava letteralmente indietro. Venivamo inseguiti dai cassonetti dell’immondizia, correvamo il rischio di venire centrati da suppellettili vaganti e all’arrivo eravamo mezzi gelati. Ma ci avevano riservato una modernissima palestra con docce bollenti e piadine al prosciutto fumanti con Lambrusco per tutti. Che Libidine!!! E che peccato veder sparire quella Maratona, così come triste è stato vederne sparire altre soprattutto a causa della crisi economica.
Oggi nella campagna Reggiana il vento è leggero ma pungente e, ogni tanto nei pressi di fattorie, investe delle montagnole di letame fumante portando seco verso di noi zaffate di quel bell’odore tipico della campagna che ci ricorda l’ambiente rurale e genuino dell’Emilia. Non tutti però apprezzano…
Sono alla mezza maratona col tempo di 1h,44 e spiccioli che mi va benone. Le gambe vanno e la testa è al caldo. Dai ristori ben forniti e corredati dei Babbi Natale di stagione, prendo sempre al volo un bicchierotto di tè caldo, anche per rifarmi la bocca dai melagnosi “puppini” di zuccheri e maltodestrine. I moderati saliscendi tra i paesi e le colline reggiane, con lo sfondo degli Appennini innevati, ci fanno una piacevole compagnia assieme ai numerosi spettatori che nei paesi incitano e applaudono intirizziti. Come sempre, sul percorso si formano, si fanno compagnia per qualche km e si disfano i soliti gruppetti estemporanei di atleti. Passo il 30° con un piccolo concerto di “beep” di cardio, cronometri e chip e con assoli di “bene così!…troppo forte Pino!… recuperiamo un po’ Gigi…”ecc…L'allegra carovana ripassa per il paese di S.Rigo apprestandosi al rush finale degli ultimi 10 km. Sto tenendo un tempo regolarissimo, i “miei assistiti” apprezzano mentre gli altri due pacer, che non conoscevo e manco si sono presentati, vanno per conto loro. Uno troppo veloce ed avanti di circa due minuti ed uno indietro di una cifra. Fino ad ora non ho percepito dal mio fisicaccio delle sensazioni sgradevoli… fino ad ora, perché nel giro di qualche minuto mi viene su, non so da dove, un formentone di corpo che monta velocemente al punto di trovarmi nella necessità dover fare un pit-stop dietro la prima siepe. Ma così facendo perderei il tempo e la mia missione si comprometterebbe. Stringo i denti e le chiappe arrivando al successivo ristoro dove un altro tè caldo con overdose di limoni mi riesce a contenere (è proprio il caso di dirlo) il problema. Scampato il pericolo torno sui miei ritmi con solo un po’ di calo al 35° che gestisco con un paio di km a passo più regolare e nella discesa verso Reggio rimetto poi a posto i tempi. Siamo tornati in città e si passa per le stradine del parco sul torrente Crostolo. I reggiani lo chiamano “il Parco delle caprette” infatti una decina di caprette nane pascola tranquillamente nei prati ai bordi della pista. Ruminano e fissano con aria interrogativa e di sufficienza il torrente di umanoidi multicolori che sgambettano verso destinazioni per loro ignote.
Ci siamo quasi, usciamo al 40° dal parco e corriamo parallelamente ad un traffico che non strombazza inutilmente. Una buona organizzazione, aiutata da una città sportiva, si vede anche da questi particolari. Lancio avanti il mio gruppo piuttosto assottigliato nello sprint finale, “Forza ragazzi che ci siamo!...Non Mollate ora!”. Ce la fanno tutti bene e anche quelli un po' dietro arrivano sotto il tempo, considerando il real time. Io arrivo col mio solito salto richiestomi a gran voce da Brighenti e con le soddisfazioni di aver assolto al mio compitino e aver corso una maratona sempre bella. Ora, dentro il palasport, doccia, spogliatoio, il vario e ricco pacco gara e due chiacchere con vari personaggi come la bella Marjia Vrajic (la dominatrice della Pistoia-Abetone), Bordin e Panetta, poi un po' di baldoria tra quelli dei club Supermaraton e Nobili con crostate e lambrusco e si torna a casa, non prima però di aver recuperato i rottami dell'Indiano crollato per le terre subito dopo il traguardo, arrivato al tempo limite, sfatto come una sorba e praticamente su una gamba sola. Ma noi maratoneti incalliti siamo tosti! Ci fa 'na sega a noi uno stiramentino!!
Gambebuone e buon 2010!
Carli Raffaele










